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Draculea: "Un antidoto contro l'ateismo" - Parte 1

Secondo estratto di Draculea, nonché terzo articolo della rubrica ( Vi invito a leggere il precedente "il mistero di Ken" se non lo avete già fatto.) in collaborazione conVampire's Tears"Draculea - Alla scoperta dei figli delle tenebre".  Il documento in questione è stato estratto dal Libro III, capitolo VII dal libro di Hanry More "Un antidoto contro l'ateismo", scritto filosofico pubblicato nel 1662.
Breve biografia dell'autore: Nacque il il 12 ottobre 1614, a Grantham, Lincolnshire. Settimo figlio di Alessandro Moro e Anne More. Entrambi i suoi genitori erano calvinisti , ma egli  "non potrebbe mai ingoiare quella dottrina difficile.".Fu un filosofo inglese della scuola di Cambridge platonico.Era anche un teologo razionalista. Tentò di utilizzare i principi della filosofia meccanica - sviluppati da René Descartes -per stabilire l'esistenza di sostanze immateriali. Morì il primo settembre 1687. Un calzolaio di una cittadina indefin…

Cronache del vampirismo: "Sepolture insolite."

L'antropologo Matteo Borrini tra il 2006 e il 2008 ha condotto degli scavi archeologici nel cimitero dell'isola del lazzaretto nuovo, a Venezia, riesumando un corpo con una particolare caratteristica.
Lo scheletro rinvenuto presentava un mattone nella bocca, spinto, al momento della sepoltura, con tale forza da spaccare i denti e la mascella; In modo che il cadavere non potesse più cibarsi dei mortali. La povera sventurata venne al tempo indicata come un Nachzehrer, termine che deriva da nacht, notte e zehrer, divoratore e che prende il significato di “divoratore della notte”. In Polonia questo redivivo non veniva visto come un vero e proprio vampiro, ma più come un qualcosa a metà tra l'uomo e il vampiro. Questo vivrebbe in perenne torpore, passando il suo tempo all'interno del sudario masticandolo incessantemente, arrivando talvolta a divorare parti del suo corpo. Questo essere veniva incolpato di diffondere la peste, mentre il suo sudario era visto come una sorta di amuleto che proteggeva dalle malattie più svariate. Al tempo per liberarsi da questa piaga occorreva tagliare la testa il morto e bollirla nell'aceto o, come accade alla donna, bloccare per sempre le sue mascelle. Un no si poteva riconoscere attraverso alcune caratteristiche: sudario masticato, cadavere intatto e ventre gonfio a causa del suo pasto. Nel periodo in cu si manifestò quest’essere apparvero alcuni tomi che trattavano l'argomenti, che cercavano di spiegar il fenomeno. Uno tra questi era il “dissertatio historico-philosophica de masticatione mortuorum”, di Philip Rohr, che affermava, senza alcuna perplessità, che il vampiro produceva rumori del tutto simili a grugniti mentre masticava il suo sudario. Un decennio più tardi gli fece eco una teoria più razionale formulata da Michael Ranfitus, secondo cui i rumori provenienti dalle tombe potevano essere ricondotti a ratti che erano in cerca di cibo e proprio questi erano inoltre la causa di ulteriore diffusione dell'epidemia. I non-morti non seguivano subito i naturali processi putrefattivi, secondo quanto affermato da Borrini, poiché si trovavano in realtà in una fase intermedia del processo definito come stadio enfisematoso, che inizierebbe pochissimi giorni dopo la morte in ambiente caldo, ma più tardi in un ambiente freddo. L'idrogeno solforato generato dai batteri Si diffonde all'interno dell'intestino, sotto la cute, nelle cavità interne e nelle viscere, gonfiando il cadavere e facendogli assumere un aspetto ingrossato: come se si fosse nutrito. Se forato il ventre lasciar fuoriuscire i liquami, che vennero interpretati come il pasto del non morto, mentre la pressione esercitata dai gas porta allo spostamento del sangue; un fenomeno definito circolazione post mortem passiva. Secondo Borrini durante lo scavo per la deposizione di una nuova vittima al lazzaretto nuovo, i necrofori trovarono un corpo all’apparenza integro con il sudario consumato a livello della bocca, lo neutralizzarono sostituendo il sudario con un mattone credendo si trattasse della causa dell’epidemia.

 A Trani in Puglia nel 2001 l’archeologa Ada Riccardi riporta alla luce, nell'area di capo colonna, tre individui che giacciono sotto pesantissime pietre. Le indagini medico antropologiche, condotte da Vito Scattarella e Sandro Sublimi Saponetti, permisero di appurare che si trattasse di due individui adulti di età compresa tra i 20 e 40 anni, in con una sorta di strano rituale, inumati insieme ad un ragazzo In età adolescenziale. Nella loro pubblicazione evidenziano come i cadaveri non presentassero lesioni traumatiche; i tre forse furono posti sotto i lastroni di pietra affinché non potessero più tornare in vita, si ipotizza. Gli esami svolti sui corpi rinvenuti hanno permesso di capire che si trattasse di soggetti considerati come sorta di paria, reietti che non hanno meritato una più degna sepoltura ma che non sono neppure stati gettati in mare ho lasciati insepolti. I loro corpi sono stati sigillati da queste pietre probabilmente a causa di una necrofobia, forse questi individui era in effetti da qualche patologia che causava orrore nella popolazione; ad esempio la Porfiria.
Oltre a questi furono ritrovati cadaveri con dei chiodi piantati nel cranio, che vennero interpretate in maniera differente dagli studiosi: come colpo di grazia o intenzione di bloccare il defunto al terreno. La professoressa Maria Giovanna Belcastro ricondusse questi ritrovamenti ad una necrofobia o allo sconto di una colpa. Il chiodo serviva per tenerli ancora del
terreno, in modo di rendere impossibile allo spirito di tornare tra i vivi. In alcuni casi le estremità del chiodo è ritorta, simbolo che non dovrà essere più utilizzato o che il chiodo fosse infisso su una tavola di legno in cui poteva essere stato scritto l’Anatema, formula del defixio che avrebbe impedito al cadavere di risvegliarsi con me revenant. In Cornovaglia per esempio coloro che morivano suicidi venivano sepolti incroci delle strade, in modo da confonderli in caso si fossero risvegliati, spesso i loro corpi venivano inchiodati al terreno tramite una lancia. Saxo Gramaticus nella sua opera Historia Danorum attesta che per evitare la vendetta di un defunto:
“…riesumarono il cadavere, lo decapitarono e gli trafisse il petto con un bastone acuminato; così la gente risolse il problema…”


Fonti:

Commenti

  1. Molto molto interessante. Assai inquietante ma interessante dal punto di vista storico-antropologico. Il libro citato deve essere un gioiellino. La necrofobia credo fosse la causa più plausibile, ma non meno terrificante.

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    1. Si, Odissee di sangue è un piccolo gioiello, pieno di informazioni e letture interessanti. Te lo consiglio, tra l'altro sarà la base per altri "articoli". Credo anch'io fosse tutto dovuto a una necrofobia, dopotutto in un modo o nell'altro l'uomo ha sempre avuto paura della morte.

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  2. Incredibile, alcune info le conoscevo già avendo letto Re nero di Massimo Mayde, però è un tema molto vasto e fa molto piacere quando qualcuno, come te, ne parla in modo professionale 😉

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    1. L'essere definita professionale mi onora. Non sono un'esperta in materia e non ho alcuna competenza specifica, tuttavia sono felice che le mie letture e i post nati dai miei studi personali siano apprezzati. ^^

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  3. Purtroppo mi trovo a remare contro ai pareri finora pubblicati, ma ci tengo a precisare che il mio intervento riguarda soltanto il volume preso in esame per redigere l’articolo, e non la capacità espressiva dell’autrice del blog.
    “Odissea di sangue” è una raccolta di nozioni di facile reperibilità sul Web e/o avvalendosi di testi ben più illustri e antecedenti, da cui la qui presente raccolta ha palesemente tratto spunto, tanto da risultare una scopiazzatura, sì, ma neanche tanto buona (cenni storici affrontati con superficialità, a “tirar via” come si direbbe a casa mia).
    Sembra anche sia stata pubblicata una versione più recente di questo libro, propinata col titolo Tenebre Rosso Shocking — Una lunga "Odissea di sangue" tra vampiri di oggi e d'altri tempi, tra i fenomeni della morte apparente, in mezzo a cannibali d'ogni tempo e Paese tra serial killers e "resurrection men", licantropi e streghe (2016), Edizioni Cerchio della Luna.
    Come se non bastasse, l’umorismo emerso dalla scrittura di Roberto Volterri è inappropriato e puerile.
    Se posso dare un consiglio, fatevi una cortesia: risparmiate tempo e soldi per altro.

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    1. Non sapevo fosse uscita un'altra versione di questo libro. In ogni caso parlando del libro in sé, devo dire che forse è una delle letture che si può più avvicinare a chi inizia ad interessarsi al vampirismo, infatti devo ammettere che si tratta di una dei miei primi saggi sull'argomento.
      In parte concordo su quanto detto, poiché continuandomi ad informarmi su testi e altre fonti sto scoprendo cose nuove. Spero di poter fare presto una seconda parte di questo post, poiché non sembra per nulla conclusa la serie di sepolture insolite. ^^

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